Audizioni, terza parte: l’imprevedibilità del talento…

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Il grande filosofo Theodor Adorno ne era convinto: i capolavori musicali sono fondati sulla dissonanza e sulla rottura dei canoni classici della bellezza come armonia e perfezione, hanno la capacità di rappresentare tutta la lacerazione del nostro mondo, e di far nascere la conseguente nostalgia per una realtà armonica e conciliata. Certo, lui si riferiva alla musica dodecafonica, mentre noi parliamo di esecrabile pop e perciò il buon Theodor si starà rivoltando nella tomba, ma non importa. Ciò che è interessante notare è quanto spesso il talento artistico (in particolare quello musicale), scompagini le nostre aspettative e irrompa sulla scena senza preavviso, zampillando apparentemente dal nulla, come una sorgente d’acqua cristallina nel bel mezzo di un deserto. E questo è parso chiaro nella terza serata di audizioni di X Factor 12, in cui abbiamo visto alcuni concorrenti sui quali a prima vista non avremmo scommesso un centesimo, sfoderare prestazioni pazzesche. Questo è il caso di Helena (look e atteggiamento da ‘freak’, tira fuori dal cilindro una vocalità incisiva ed estesa, lasciando tutti di sasso), Naomi (ha studiato canto lirico al conservatorio ma per fortuna non sembra che questo l’abbia rovinata, dal momento che se ne frega altamente della rigidità schematica degli insegnamenti ricevuti e fa letteralmente venir giù il teatro con una prestazione di assoluta potenza, controllo e grinta, decorando la sua versione di ‘Bang bang’ di Jessie J con un po’ di rap che non guasta mai), Riccardo (16 anni ma deve averne vissute già tante per interpretare con rispetto ma senza alcuna stucchevole imitazione, un capolavoro come ‘Napul’è’ di Pino Daniele, eseguita con la semplicità e l’immediatezza di chitarra e voce, mostrando come il talento, quando è autentico, non ha bisogno di alcun orpello) e degli Inquietude (due rapper, un violinista e un chitarrista, sembrano degli scappati di casa ma appena iniziano l’esibizione si capisce che è gente consapevole di ciò che sta facendo e il loro inedito ‘Dove siamo stati bene’, in cui cantano l’ineluttabile irripetibilità della felicità, non è affatto banale), mentre una nota di merito va anche a Leo (figlio di Alessandro Gassman, canta un inedito ancora acerbo, ‘Freedom’, ma dimostra di possedere un timbro interessante, superando il turno per propri meriti e non per il genitore ingombrante) e Ilaria (la sua cover di ‘Ridicolous thoughts’ dei Cranberries musicalmente non è granché ma lascia intravedere una vocalità sulla quale si può lavorare).

Insomma, come ci hanno mostrato questi esempi, mai cedere ai pregiudizi quando bisogna valutare qualcuno. Il talento quasi sempre non si fa annunciare da squilli di tromba: molto più spesso arriva e basta. Come l’alba.

Ivan Corrado

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Audizioni, seconda parte: tanti autori ma pochi “esploratori”…

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Richard Feynman, uno dei maggiori fisici del secolo scorso, era solito ripetere che la scienza è come il sesso: ha anche delle conseguenze pratiche, ma non è questo il motivo per cui la facciamo. Mi verrebbe da dire che anche per la musica potrebbe valere la stessa metafora. Peccato che invece, nella seconda parte delle audizioni di X Factor 12, abbiamo assistito ad una vera invasione di autori, di ragazzi e ragazze che hanno preferito esibirsi con un proprio inedito piuttosto che con una cover, la maggior parte dei quali non aveva la minima idea dello scopo per cui si fa arte. Chiariamo subito, per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, che il problema non è l’obiettivo di guadagnare soldi, ci mancherebbe altro: è sacrosanto e legittimo che anche l’artista miri al guadagno. Il guaio è che se questo intento è l’unico per cui si intraprende questa strada e non è accompagnato dall’esigenza di esprimersi, di capire se stessi, di rischiarare anche solo di poco le tenebre che avvolgono il fondo del nostro io, la possibilità di produrre schifezze inascoltabili è decisamente elevata. E infatti abbiamo assistito a tanti testi costruiti già in partenza per diventare delle hit (e una tale operazione a tavolino semmai può farla un artista dotato di una certa esperienza, non certo un giovane alle prime armi), mentre in realtà erano nient’altro che la scopiazzatura di atteggiamenti, parole in voga, mode, giri di frase ed espressioni del tutto stereotipate.

Per fortuna però, le eccezioni ci sono, come quella rappresentata da Anastasio: il suo pezzo, ‘La fine del mondo’, è il rap qualitativamente migliore che abbia ascoltato ad X Factor insieme a quello di Ics e del povero Cranio Randagio. Il testo è un grido di ribellione contro “l’anima sintetica, l’estetica dell’ansia” che attanaglia il nostro tempo, da combattere con fervore iconoclasta e nichilista, sognando “i led e i riflettori alla Cappella Sistina, un impianto con bassi pazzeschi e una folla che salta all’unisono fino a spaccare i marmi e a crepare gli affreschi”. Cupio dissolvi allo stato puro, rime abrasive e disperate che rendono l’idea di cosa vuol dire tentare di esprimere con l’arte ciò che si ha dentro, di cosa vuol dire essere esploratori che si avventurano senza paura per le strade buie e dissestate del proprio animo dove, proprio nel punto più intimo e personale, si riescono a toccare quelle corde tali da rendere universale il proprio messaggio: anche se non lo sappiamo o non vogliamo saperlo, in fondo siamo tutti esseri umani e ciò che è nascosto nel fondo di ognuno di noi può essere più comune di quanto crediamo.

Tra le altre note positive della serata, annovererei Renza (la sua proposta musicale è elegante e intensa, rielabora con intelligenza e gusto ‘Waiting in vain’ di Bob Marley), la giovanissima Camilla (non intonatissima ma eccezionalmente emozionante la sua interpretazione de ‘La sera dei miracoli’ di Lucio Dalla, anche se prima di esaltarmi troppo vorrei riascoltarla per capire se c’è il rischio che faccia la stessa fine di Rita Bellanza l’anno scorso), la sedicenne Luna (piano, voce, inserto rap, tutto perfetto, forse troppo, da capire se può reggere la pressione continua dei live), i Red Bricks Foundation (il loro inedito ‘I wanna play with your heart’ è piuttosto fiacco, ma l’attitudine scazzata e le sonorità british non sembrano malaccio) e il chitarrista Leonardo (interpreta l’intramontabile ‘Fly me to the moon’ di Frank Sinatra e lo fa in modo degno, ma bisognerà vedere se ha la maturità e la personalità per costruirsi un proprio percorso musicale).

Null’altro da segnalare, dal momento che, come sempre, mi rifiuto anche solo di dare risalto scrivendo il nome a coloro che si umiliano facendo i buffoni davanti alle telecamere pur di sentirsi vivi. Abbiamo bisogno di esploratori, non di accattoni di visibilità: di quelli, a tutti i livelli, ne abbiamo fin troppi. E costano anche poco.

Ivan Corrado


Audizioni, prima parte: si riparte all’insegna dell’ipocrisia…

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“Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui”. Sono le parole con cui Philip Roth, nel suo capolavoro ‘La macchia umana’, descrive l’intrinseca mancanza di purezza che contraddistingue l’esistenza di tutti noi, nonostante lì fuori cresca di volume il ciarlare di chi giudica sentendosi sempre dalla parte giusta della storia e del mondo, ergendosi a despota del ‘si dice’ e del ‘si fa’ e del ‘non si dice’ e ‘non si fa’. Purtroppo, ad X Factor hanno deciso di posizionarsi in questa schiera, estromettendo dalla giuria la new entry di quest’anno, ovvero Asia Argento, per assecondare un ridicolo circo mediatico pronto a distruggere, spazzare via, annientare una persona senza aspettare nemmeno le sentenze dei tribunali. Voglio dirlo forte e chiaro: questo andazzo mi fa orrore. Non ho particolari simpatie per la Argento e sicuramente lei ha commesso una leggerezza nell’esporsi così tanto alla guida del movimento Me Too quando già sapeva di essere coinvolta in una faccenda ambigua (anche se sarebbe folle delegittimare le istanze dell’intero movimento per questo motivo), ma ciò non toglie che bisogna finirla con la caccia alle streghe e ovviamente questo vale per tutti. Mi fa orrore vedere la carriera di attori o registi distrutta mediaticamente prima di una sentenza, come mi fa orrore vedere la Argento esclusa da un programma per motivi simili. Ho il difetto di essere un liberale e per me contano le sentenze definitive, non il chiacchiericcio di chi morbosamente vuole dire la sua e scaricare un po’ di bile e di frustrazione sull’accusato di turno: questo è oscurantismo medievale e sarebbe davvero ora di smetterla. Chi ha commesso reati riconosciuti tali da un tribunale è sacrosanto che paghi, ma devono essere dei giudici a dirlo, non la gggente.

Poi certo, si discute sul fatto che la presenza della Argento ai live avrebbe potuto penalizzare i suoi incolpevoli concorrenti, vittime magari dei voti avversi del pubblico imbelvito contro la loro giudice, ma a mio avviso sarebbe stato un rischio da correre, sia per lanciare un messaggio forte contro i processi da bar intrisi di ipocrisia e schifoso politically correct, sia perché in ogni caso il pubblico può al massimo mandare al ballottaggio un concorrente e lì poi sono i giudici a decidere chi tenere in gara, quindi se il concorrente avesse davvero un valore, sarebbe presumibilmente salvato. Ad ogni modo, ormai è andata così, quindi vedremo Asia solo nelle puntate pre-registrate delle selezioni, insieme ai confermatissimi Fedez, Mara Maionchi e Manuel Agnelli.

Nella serata di ieri che ha aperto le audizioni c’è stato poco d’interessante da segnalare. Su tutti ha brillato la giovane Sherol (timbro simile a quello di Whitney Houston e attitudine grintosa, fa emozionare tutti sulle note di ‘And I’m telling you’ di Jennifer Hudson), mentre intravedo del potenziale in Martina (16 anni ma tanta paura di essere felice come canta nel suo inedito ‘Cherofobia’), Jennifer (un passato ad ‘Amici’, molto potente e precisa la sua cover di ‘Dusk till dawn’ di Zayn e Sia), Emanuele (vocione intonatissimo pur su note molto basse, d’atmosfera la sua versione di ‘Human’), Alex (rapper mascherato che mette in rima la sua infanzia tormentata) e, tra i gruppi, i Moka Stone (facce incazzate da punk ma fanno rap, da riascoltare) e i Seveso Casino Palace (meriterebbero la dannazione eterna per aver scelto un pezzo di Sfera Ebbasta, però, maledizione, sono bravi sul serio e quindi non gli si può dire nulla). Tra gli altri, ho trovato ingiustificate le lacrime e l’entusiasmo a mille per Elena che con l’ukulele canta ‘Io che amo solo te’, brano immenso di Sergio Endrigo ridotto ad una cantilena frignante con le parole strascicate e poco scandite, ma forse sono io che con l’età divento sempre più un vecchio bastardo insensibile. Ma sempre meglio che ipocrita.

Ivan Corrado


Finale: sorpresa pazzesca, vince Lorenzo Licitra, secondi i Måneskin, bronzo per l’empio Enrico Nigiotti, fuori dal podio Samuel Storm…

Incredibile. Devo ancora riprendermi dallo shock. Lorenzo Licitra è il vincitore di X Factor 11, mentre i superfavoriti Måneskin devono accontentarsi della seconda piazza. Be’, che dire, passato il primo momento in cui a caldo avrei voluto distruggere il televisore a colpi di ordigni al plasma termitico, ho riflettuto più lucidamente e mi sono reso conto che questo epilogo è meno inaspettato di quanto possa sembrare. Bisogna infatti considerare vari fattori: primo, la finale al Forum di Assago è stata trasmessa anche in chiaro, dunque il pubblico dei votanti si allargava e si sa che in questi casi chi porta un genere meno pop può essere penalizzato; secondo, i Måneskin erano troppo estremi per un Paese bigotto e oscurantista come il nostro dove, tanto per fare un esempio, ci sono voluti 11 anni per far approvare una legge di civiltà come quella sul biotestamento; terzo, X Factor è un programma innanzitutto televisivo, inutile stare a menarsela con la fandonia che la musica viene prima di tutto, e quindi spesso l’aspetto “reality” prevale e la maggioranza delle persone vota in base a simpatie o antipatie (oppure dando il loro sostegno al personaggio che appare più rassicurante ed in questo Licitra supera la concorrenza), basate tra l’altro quasi sempre sul nulla visto che non si conoscono personalmente i concorrenti. Questo insieme di ragioni, unite al fatto che nella manche del medley Licitra ha sfoderato una prestazione incredibile, rendono più prevedibile il verdetto che rimane però, in ogni caso, a mio parere ingiusto. Comunque abbiamo assistito ad una finale spettacolare che ha chiuso nel modo migliore un’edizione dove il livello medio è stato decisamente alto e la qualità del prodotto esaltata dalle scenografie sempre più avveniristiche di Luca Tommassini, il tutto condito dalla solita impeccabile conduzione di Alessandro Cattelan. Ma adesso veniamo alle ultime pagelle di questa stagione che riguarderanno anche i giudici:

 

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LORENZO L. (Impossible + Medley tra Your song, Million reasons e Who wants to live forever + In the name of love) 9: Si prende il titolo grazie soprattutto alla stratosferica prova fornita nel medley, dove canta meglio che in tutte le precedenti puntate, riempiendo letteralmente il Forum con la sua voce potentissima, riuscendo a reggere ancora una volta il confronto con Freddie Mercury e questo credo gli sia bastato per assicurarsi la vittoria. Molto bene anche nel duetto con James Arthur, sovrastato dalla sua vocalità, mentre l’inedito continua ad essere una canzone con un testo banalissimo e una tessitura armonica senza alcuna pretesa di originalità, buona solo a mettere in luce le corde vocali di Lorenzo. Sul fatto che sia il cantante tecnicamente migliore di questa edizione (e forse di tutte le edizioni del programma) non ci piove, per carità, ma personalmente speravo in un successo dei Måneskin che avrebbe portato una ventata di novità, mentre lui, pur bravissimo, non esce minimamente dai cliché del pop unito al bel canto tenorile e ricordiamoci tutti che tale binomio ha già portato nel nostro Paese a quella mostruosità raccapricciante chiamata Il Volo: spero vivamente che non finisca anche lui così. In ogni caso, complimenti.

25395508_10213477329880202_1172427593_nMÅNESKIN (Prisoner + Medley tra Beggin’, Take me out e Somebody told me + Chosen) 10: Il voto non va solo alle performances di stasera (comunque epiche, soprattutto il medley dove Damiano fa praticamente qualsiasi cosa, macinando chilometri e continuando a cantare imperterrito), ma a tutto il loro percorso: sono stati tra i concorrenti più interessanti e forti nella storia della trasmissione e sicuramente quelli dotati di maggior carisma e personalità. In qualsiasi altra parte dell’universo avrebbero vinto a mani basse, ma in questo Stivale che musicalmente (e non solo) è ridotto a vecchio scarpone, vigono altre logiche e già se inserisci nel video del tuo singolo prostitute, preti disperati, baci lesbo e roba simile, ti giochi la possibilità di piacere al grande pubblico. Mi auguro che abbiano comunque una carriera fulgida, magari all’estero, dove si può essere rock senza essere etichettati come satanisti o arroganti e dove viene premiato il talento di chi si fa il mazzo piuttosto che essere sottoposti a predicozzi da vecchia comare da parte di chi, invidioso dei risultati altrui, vuole solo abbassare, appiattire, livellare tutto nell’abbraccio di un’universale bassezza in modo tale da sentirsi meno in colpa per la propria mediocrità. Coraggio ragazzi, il futuro è vostro.

25436293_10213477333680297_712162078_nENRICO (Say you won’t let go + Medley tra Make you feel my love, Il mio nemico e Mi fido di te) 3: Dovrebbe andare a piedi in pellegrinaggio a Lourdes per il terzo posto che è decisamente un risultato immane per lui, ma conclude la sua avventura nel peggiore dei modi. Prima stona grottescamente nel duetto con Arthur, poi credendo di avere il microfono spento lo manda a quel paese e con lui tutti gli inglesi, infine ripropone le sue terrificanti versioni dei pezzi di Silvestri e Jovanotti. Dulcis in fundo, si gioca le ultime gocce di dignità rimasta chiedendo di poter eseguire il suo inedito (quella lagna priva di qualsiasi senso con cui ci ha torturato i maroni per mesi) anche da eliminato, una roba di una tristezza epocale. Credo che l’Italia abbia bisogno di ben altro genere di cantautori, ma visto lo stato in cui versa la scena musicale nostrana, non mi sorprenderei di vederlo vincere due o tre Festival di Sanremo. Aiuto.

25436423_10213477336840376_2042574322_nSAMUEL (Naked) 5,5: Si sapeva che non sarebbe potuto andare oltre il quarto posto e infatti esce subito dopo il duetto con Arthur, nel quale non brilla per coordinazione e intonazione. Ha uno dei timbri più interessanti mai sentiti nel programma ma non l’ha quasi mai sfruttato a dovere per lacune dovute a scarsa identità musicale e giovane età che avrà comunque tutto il tempo di colmare. Ha ancora molto da esprimere e gli auguro di farlo in futuro.

 

 

 

 

GIUDICI

MARA MAIONCHI 8: Che edizione super per lei. Vince per la prima volta il programma, porta due concorrenti in finale, indovina le assegnazioni paracule per dare una patina di profondità a Nigiotti, esprime tutta la sua genuinità in giuria non sottraendosi mai allo scontro dialettico: insomma, è la rivelazione assoluta dell’anno, una guerriera che ha mostrato molta più verve di giudici con parecchi anni in meno, in barba a chi la dava per bollita. Unico neo è solo la mancata valorizzazione di Andrea Radice, un po’ sacrificato, il quale meritava la finale certamente più di Nigiotti. Comunque è la regina di X Factor 11.

MANUEL AGNELLI 6: Un’annata interlocutoria per lui. Non è apparso lucidissimo in diverse assegnazioni e dichiarazioni, soprattutto in occasione di alcune eliminazioni dove si sospetta che abbia giocato molto di strategia. I Måneskin andavano col pilota automatico ma io avrei assegnato loro qualche grande classico del rock che li avrebbe magari resi più fruibili al grande pubblico e quindi gli avrebbe dato maggiori possibilità di vittoria. Incerta la gestione anche dei Ros, troppo spesso penalizzati da brani che non c’entravano nulla con loro, mentre lodevole il coraggio riguardo alla scommessa Sem & Stènn. Insomma, luci e ombre.

FEDEZ 5: Questa volta sbaglia quasi tutto, a partire dalle selezioni dove lascia a casa Domenico Arezzo per prendere Lorenzo Bonamano, azzoppando così la sua squadra prima ancora di cominciare. Decisamente rivedibile il percorso che costruisce per Gabriele Esposito e per lo stesso Samuel. In generale, trasmette un senso di stanchezza e logorio che dovrebbe indurlo a riflettere sulla possibilità di una pausa da questo ruolo che stavolta non ha svolto al meglio.

LEVANTE 4,5: Difficilmente ci ricorderemo di lei. Rimane senza cantanti a due puntate dalla fine e ciò è dovuto sia ad una maggiore debolezza della sua categoria, sia a scelte non proprio azzeccatissime. Certo, fa i conti anche con le pugnalate strategiche degli altri giudici come nel caso dell’eliminazione di Camille Cabaltera, ma invece sul naufragio di Rita Bellanza e sulla presenza impalpabile di Virginia Perbellini ha le sue colpe. Da dimenticare il suo apporto nei giudizi, troppo scontati, ripetitivi e banali. Se dovesse essere riconfermata per l’anno prossimo dovrà cambiare totalmente approccio.

E adesso è il momento, come ogni anno, dei miei personali riconoscimenti speciali, i quali come al solito non fregano un ciufolo a nessuno, ma mi diverte assegnarli:

Premio della critica: MÅNESKIN

Miglioramento più evidente: LORENZO LICITRA

Timbro più originale: ex aequo tra SAMUEL STORM e DAMIANO dei MÅNESKIN

Il/La/I più completo/a/i: MÅNESKIN

 

Bene, ora, prima di darvi appuntamento all’anno prossimo, ci tengo a ringraziare come sempre tutti coloro che hanno speso un po’ del loro tempo per leggere o commentare questa rubrica, alla quale mi dedico senza fini di lucro, e solo per divertimento personale. Grazie di cuore e, in attesa di rincontrarci qui tra 12 mesi, buona vita a tutti.

…alla prossima!

Ivan Corrado


Settima puntata: in una serata opaca si ferma la corsa dei Ros…

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Tutto scontato, prevedibile e sbrigato in poco tempo: la semifinale di X Factor 11 è stata una delusione. Si percepiva una certa ansia di finire presto, tant’è vero che nella prima manche i cantanti si sono esibiti in versioni ridotte dei loro inediti, mentre nella seconda, nonostante l’accompagnamento di una band dal vivo, quasi tutti, persino i Måneskin, si sono espressi al di sotto dei loro standard abituali. Nessun sussulto nemmeno per quanto riguarda il verdetto finale: non ci voleva Nostradamus per immaginare che sarebbero stati eliminati i Ros e anche il ballottaggio di Samuel era ampiamente nell’aria. Insomma, è stata una serata inconsistente, volata via lasciando un senso d’insoddisfazione e di perplessità e a questo punto ci si augura che la finalissima del Forum di Assago, giovedì prossimo, sia di ben altro tenore. Ma veniamo ai voti:

SAMUEL (The story + Stand by me) 6,5: Rischia grosso finendo all’ultimo scontro ma si guadagna con merito la finale, complice anche un brano cucito addosso su di lui come il classicone di Ben King. Dispiega tutte le peculiarità della sua black voice e accenna anche a passi di danza che lo fanno apparire meno ingessato del solito sul palco. Pur dovendosi ancora sciogliere del tutto sul piano dell’attitudine, risulta tra i migliori stasera nella manche con l’ausilio della band, mentre l’inedito continuo a trovarlo musicalmente troppo piatto. Quasi sicuramente arriverà quarto ed è giusto così, considerato che ha dato spesso l’impressione di poter fare molto di più con i mezzi che ha.

ROS (Rumore + Acida) 5,5: Avevano scritto in fronte la parola eliminati fin dall’inizio della serata e infatti finisce qui la loro avventura. L’inedito è testualmente imbarazzante e musicalmente poco originale, mentre sul brano dei Prozac+, la cantante Camilla appare meno aggressiva del solito, forse un po’ smarrita per il fatto di doversi esibire per la prima volta senza chitarra. Ad ogni modo, loro sono ottimi musicisti e hanno avuto il coraggio di portare il punk rock ad X Factor, quindi già solo per questo meritano applausi. Non sono mai stato un fan della voce di Camilla ma credo che la loro presenza sia stata utile per incoraggiare un genere musicale che in Italia latita. Hanno fatto il massimo e devono ritenersi soddisfatti.

ENRICO (L’amore è + Redemption song) 4,5: Nine Mile, piccolo villaggio della Giamaica, giovedì scorso è stato l’epicentro di un piccolo terremoto: era Bob Marley che si rivoltava nella tomba dopo aver sentito la versione di Nigiotti della sua meravigliosa Redemption song, completamente stravolta e resa una lagna costruita per indurre una commozione artificiale che cancella quella spontanea che deriva dal brano originale. Enrico cerca sempre di calcare la mano sull’emotività intimista senza rendersi conto che certi pezzi sono già commoventi di per sé ed enfatizzando quell’aspetto si trasforma la commozione in patetismo. Sull’inedito mi sono già espresso a sufficienza: aggiungo solo che mi piacerebbe sapere cos’è la neve che scende dagli occhi della ragazza, però in fondo chi se ne frega, fa figo e dà l’idea di aver detto qualcosa di profondo anche se in realtà è una frase senza senso. Approda in finale e…no, basta, fa già tristezza dire questo.

MÅNESKIN (Chosen + You’re nobody ‘til somebody loves you) 7: Incredibile, abbiamo una notizia sconvolgente: sono umani anche loro! Per la prima volta appaiono decisamente sottotono e soprattutto sul brano di James Arthur la voce di Damiano si rompe paurosamente sugli acuti, denotando problemi vocali: se continua a cantare sempre di gola e non impara a usare meglio il diaframma le sue corde andranno a carte quarantotto prima che riesca a finire un solo concerto intero e sarebbe un peccato mortale. Per il resto, pur in una serata non brillante, grazie al carisma magnetico si confermano anni luce avanti rispetto ai loro avversari, con l’inedito che si conferma tra i migliori nella storia del programma. Tra una settimana, salvo stravolgimenti cosmici, congiunture astrali e distorsioni dell’asse terrestre, dovrebbero portare a casa la vittoria e poi via, si va a conquistare il mondo. Let’s go.

LORENZO L. (In the name of love + Diamonds) 6,5: Anche per lui la finale era scontata fin dal principio e la conquista con due esibizioni meno perfette e proprio per questo più interessanti di quelle alle quali ci aveva abituato. Certo, l’inedito è veramente poca roba, però confidiamo che una volta uscito di qui con la cassetta degli attrezzi piena dell’armamentario pop che gli mancava, possa fare di meglio. Non credo vincerà ma il podio è assicurato.

Bene, ora non ci resta che aspettare fino a giovedì per sapere chi trionferà anche se, mai come quest’anno, l’esito appare già scritto….alla prossima!

Ivan Corrado


Sesta puntata: Rita Bellanza e Andrea Radice sono le vittime del Black Thursday…

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Il Giovedì Nero di X Factor 11 è volato via lasciandosi alle spalle verdetti contrastanti: se infatti era piuttosto scontata l’eliminazione di Rita (vero caso mediatico di questa edizione, perpetuamente attaccata e insultata sui social con sconvolgente virulenza da analfabeti emotivi che non perdono mai occasione di fare branco appena individuano una preda dal carattere più debole, perché bisogna pur trovare un modo per mettere a tacere l’angoscia derivante dal fallimento e dalla vuotezza delle proprie vite), non si può dire altrettanto di quella di Andrea, sbattuto fuori dai giudici a sorpresa dopo il ballottaggio con i Ros. A questo punto, dunque, la gara è già finita per Levante, rimasta senza concorrenti e la cui partecipazione al programma non rimarrà di certo memorabile, mentre Mara Maionchi deve rinunciare al sogno di condurre tutti i suoi tre cantanti in finale. Per il resto, Fedez e Agnelli vivono una serata positiva per certi versi ma interlocutoria per altri, mentre quel vecchio bucaniere di Noel Gallagher prende come al solito tutti per i fondelli cantando in smaccato playback, con la solita aria di sublime e scanzonata strafottenza: un grande.

Ma ora ecco le pagelle con i voti che rappresentano la media tra il brano della prima manche assegnato dai giudici e quello della seconda scelto dagli stessi concorrenti:

ROS (Killing in the name + Future starts slow) 7,5: Una notte piena di emozioni per loro. Straordinari sul pezzo dei Rage Against the Machine, una delle esibizioni più hard rock nella storia della trasmissione, mentre appaiono un po’ meno intensi nel secondo brano, sul quale la frontwoman è vocalmente meno convincente. Finalmente però, dopo alcuni esperimenti non proprio riuscitissimi nelle prime puntate, stavolta si muovono nel territorio di caccia preferito e si vede che sanno bene dove mettere i piedi. Finiscono al ballottaggio immeritatamente ma si salvano ancora ed è un bene perché sarebbe ora che il nostro Paese si apra al loro genere. Rispetto ai Måneskin sono musicisti migliori ma hanno molto meno carisma e personalità, altrimenti sarebbero davvero una bomba ad orologeria.

ENRICO (Mi fido di te + Vento d’estate) 5,5: Poche storie, diciamola tutta fin da subito: stasera doveva uscire lui al posto di Andrea ma è belloccio, ha scritto un inedito lagnoso e acchiappaconsensi e quindi ce lo ritroveremo in finale e occhio perché a questo punto potrebbe anche vincere e sarebbe una calamità di portata epocale. Stravolge completamente il brano di Jovanotti per piegarlo forzatamente al suo stile, quindi appesantendolo con una coltre di serietà e drammaticità che il pezzo, pur essendo profondo, non ha e proprio per questo risulta di fortissimo impatto nella versione originale, mentre il rifacimento nigiottesco ha lo stesso effetto della puntura di una mosca tze-tze. Anche sulla canzone di Fabi e Gazzè non entusiasma e in generale lascia sempre la sensazione di cantare tutto in maniera quasi uguale. Ma, ribadisco, ricordatevi che potrebbe vincere, un monito più angosciante di quello rivolto dal prete di Frittole a Massimo Troisi in Non ci resta che piangere…

SAMUEL (She’s on my mind + Say something) 7: Oh, finalmente lo vediamo con la chitarra e in un contesto musicale più intimista, quello del secondo brano, dove trova il paesaggio perfetto per dispiegare tutto il potenziale emotivo contenuto nelle sue corde vocali: la sua migliore prova fino a qui. E meno male, perché invece non era sembrato brillante nel primo pezzo, approcciato, come spesso gli è capitato, con poca grinta e convinzione. Ad ogni modo, salvo cataclismi, dovrebbe essere un sicuro finalista e se lo merita.

ANDREA (Diamante + Transformer) 6,5: Ok, siamo d’accordo, sul brano di Zucchero non ha dato il massimo, rimanendo troppo ancorato all’originale, ma sulla canzone di Gnarls Barkley, difficilissima da eseguire, è tornato il bluesman che conosciamo. Fatico a capire i motivi della sua eliminazione anche se ho il sospetto che Mara lo abbia considerato fin dall’inizio come il più sacrificabile della sua truppa, non valorizzandolo come meritava. Credo non ci sia paragone tra lui e Nigiotti, ma il buon Andrea non è figo e questa, forse, oggi è una colpa grave. Gli auguro il meglio.

MÅNESKIN (Flow + Kiss this) 9: Cos’altro si può dire su di loro? Passano dalle atmosfere più raccolte e intime del brano di Shawn James al glam rock più estremo con una naturalezza sconcertante. Damiano, il frontman, si produce anche in una sorta di lap dance con tanto di tacchi a spillo, per poi chiudere con un ideale invito a baciargli il deretano rivolto in diretta tv all’Italia intera: l’oltraggio che diventa arte, bentornati anni Settanta. Solo una cosa vorrei aggiungere: a questo punto, per par condicio, esigo che nella prossima puntata la bassista Victoria faccia trampling in baby doll sul corpo di ballerini adoranti. I have a dream.

RITA (In questo misero show) 6: Esce di scena in una delle serate dove meno lo meritava, ma c’era da aspettarselo. Avrebbe anche potuto cantare alla perfezione Bohemian Rapsody appesa a testa in giù, ma sarebbe andata a casa ugualmente, visto che ormai il desiderio del pubblico era quello. Dispiace perché le aspettative su di lei dopo le audizioni erano altissime ma non è riuscita a confermarle, schiacciata da un’emotività troppo ingombrante da gestire. Se ci lavorerà su, potrebbe ancora aver qualcosa da dire. Good luck.

LORENZO L. (Who wants to live forever + Million reasons) 7,5: Si è svegliato Licitra, rallegratevi ed esultiamo. Si confronta con l’intoccabile Freddie Mercury e ne esce dignitosamente (il che è già un’impresa titanica), per poi liberarsi dalle inibizioni vocali nel brano di Lady Gaga, dove, forse per la prima volta, ho percepito nel suo canto una sincerità che rompeva il muro di artificiosità che troppo spesso lo ha limitato. Finale assicurata.

Tra sette giorni la semifinale, dove scopriremo i quattro che andranno al Forum a giocarsi il tutto per tutto…alla prossima!

Ivan Corrado


Quinta puntata: eliminato Gabriele Esposito ma gli inediti sono quasi tutti fiacchi…

‘Senza la musica per decorarlo, il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date per pagare le bollette’: così parlava il mai troppo compianto Frank Zappa, il quale però, beato lui, non ha avuto modo di ascoltare gli inediti di X Factor 11 che, salvo una o due eccezioni, fanno preferire anche una seduta di levigatura radicolare a cielo aperto dal dentista o una cartella di Equitalia. Davvero tanta pochezza musicale e contenutistica nei brani di quest’anno, con pochissimi (anche se, come vedremo, accecanti) bagliori di originalità. Alla fine saluta la combriccola, a mio parere giustamente, il buon Gabriele Esposito dopo il ballottaggio con l’ormai eternamente discussa Rita, lasciando Fedez con un solo cantante in gara, mentre sul fronte opposto c’è una Mara Maionchi che può ancora schierare tutti i suoi Over: è la rivincita del vintage.
Ma ora veniamo alle pagelle dove il voto sarà la media tra l’inedito e il brano eseguito nella seconda manche:

LORENZO L. (In the name of love + Somebody that I used to know) 5: Già il fatto di intitolare il pezzo allo stesso modo di un colossale successo degli U2 dimostra che la fantasia dell’autore, tale Fortunato Zampaglione, sta raschiando il fondo del barile. Il problema maggiore però è che il brano è veramente terribile: non un cambio di ritmo, piattezza musicale e testuale disarmante, frasi innovative come una barzelletta di Martufello, pathos inesistente: insomma, una ciofeca da 4, salvata in parte dalla voce di Lorenzo che s’impegna, ci prova, ma dovrebbe fare causa a chi gli ha appioppato questo brano perché ripetere di continuo ‘Love is all we need’ e altre amenità da quinta elementare è oggettivamente difficile. Da 6 invece l’esibizione sul brano di Gotye, dove è preciso, intonato, fa il compitino ma non va oltre e rimane sempre su un piano di insulsaggine artistica a questo punto difficilmente emendabile.

GABRIELE (Limits) 5: Torna a casa meritatamente perché Rita stasera ha cantato meglio di lui, ma almeno si toglie lo sfizio di presentare l’inedito scritto da lui, una canzoncina stracciamaroni alla Justin Bieber, ma almeno con qualche traccia di vitalità armonica superiore rispetto all’obbrobrio cantato da Licitra. Il problema è che durante il suo percorso, vuoi per colpa di assegnazioni sbagliate, vuoi per suoi demeriti, non è riuscito a uscire dallo stereotipo anonimo del cantante per teenager col faccino pulito e la voce aggraziata. ‘Don’t tell me that it’s over’ chiede disperato nel pezzo. E invece sì, it’s over, ma è solo X Factor. La vita vera comincia fuori, coraggio.

MÅNESKIN (Chosen + Take me out) 10: Ho sfogliato compulsivamente il Devoto-Oli a caccia di altri aggettivi per descriverli ma a quanto pare sono finiti e toccherà inventarne di altri su misura per loro. Non c’è gara, non c’è mai stata. Signoreggiano sul palco con adorabile strafottenza e presunzione che possono permettersi, firmando un inedito che è forse il migliore che abbia mai sentito su questo palco: rock, funk, r’n’b, echi dei Nirvana e dei Pink Floyd, il tutto miscelato in un testo sincopato in cui si urla tutta la giovanile arroganza di chi sa di essere nato per qualcosa e se lo va a prendere senza frignare o sottrarsi alla fatica, per poi culminare in un refrain elegante e suadente dove il ‘follow me now’ diventa un mantra da pifferai magici che non vedono l’ora di portarsi tutto il mondo dietro. Stratosferica anche la prova sul brano dei Franz Ferdinand, dove il frontman mulina il microfono come una navigata star internazionale e inserisce nel testo brani tratti da ‘Recovery’, altro loro inedito, per poi chiudere con un ammiccamento a ‘Chosen’ per chiudere idealmente il cerchio della serata che ha visto la loro consacrazione definitiva su questo palco. Nell’epoca dove troppo spesso ci si limita a dire ‘Farò del mio meglio’ loro vanno oltre e come Sean Connery in ‘The rock’ ritengono che questa frase sia da perdenti, mentre i vincenti si fottono Miss College. Se non trionfano loro il 15 dicembre, mi faccio frate cappuccino.

ANDREA (Lascia che sia + Can’t stop the feeling) 5: Che peccato. Mi aspettavo molto da lui ma l’inedito è veramente tremendo, forse il peggiore di quest’annata. Una canzone senza logica testuale (con frasi come ‘modelli l’astratto e lo rendi reale’, maldestri tentativi di far apparire una profondità che invece latita), nè una credibile tessitura armonica, dove neanche la sua ottima vocalità è valorizzata. Le cose non migliorano nel secondo brano, dove però l’errore è di Mara che gli fa cantare un pezzo totalmente avulso dalla sua personalità, insistendo nel voler far apparire a tutti i costi una natura danzereccia e scanzonata che invece lui non ha. Meriterebbe di cantare brani più in linea con le sue doti, ma al di là di questo temo che con un inedito simile sarà dura arrivare in finale e mi dispiace perché lui ha qualità ancora inespresse.

RITA (Le parole che non dico mai + Aguas de Março) 6,5: E così ecco la luce alla fine del tunnel e no, non è quella di un tir con gli abbaglianti sparati che viene verso di te. È la vera luce del giorno, dopo un cammino nelle tenebre durato diverse settimane. Finalmente non stona né sul brano scrittole da Levante (per carità, nulla di trascendentale ma è se non altro un pezzo onesto che si fa ascoltare con guizzi testuali che fanno balenare immagini materiche interessanti come ‘la realtà che si infrange e taglia i palmi delle mani’), né sul pezzo in portoghese di Elis Regina, coverizzato anche da Mina. Insomma, serata positiva per lei nonostante il ballottaggio, dovuto al preconcetto che ormai il pubblico si è creato nei suoi confronti. La prossima settimana, con la doppia eliminazione, quasi sicuramente andrà fuori ma lo farà a schiena dritta. Brava.

SAMUEL (The story + Rolling in the deep) 7: l’inedito che ha scritto ha un testo che non è male, dove si racconta ‘the story of the ones who never had a chance’, di un ragazzo cresciuto senza padre e tra mille difficoltà e ricalca in parte le sue vicende di vita, ma musicalmente lascia molto a desiderare e ciò fa un po’ scemare il coinvolgimento emotivo delle parole. Ottimo invece sul brano di Adele, dove il graffio della sua voce può finalmente emergere in tutta la sua potenza, permettendogli di portare a termine la sua migliore performance da quando è qui: la finale dovrebbe essere assicurata.

ROS (Rumore + Song 2) 6: ‘È l’ora di attaccare, sporcare di furore, voglia di distorsione, di rumore’: non c’è che dire, l’inedito è il loro manifesto programmatico punk e in Italia non è mai banale portare un pezzo così ‘duro’. Certo, trasposta in ambito internazionale, questa canzone suonerebbe ampiamente superata ma per le vetuste abitudini musicali nostrane va più che bene. La frontwoman canta malino invece sul pezzo dei Blur dove la foga dell’inciso originale è un po’ infiacchita nella loro versione, ma comunque la serata si chiude in saldo positivo per loro.

ENRICO (L’amore è + L’isola che non c’è) 5,5: da mesi magnificava il suo inedito facendo ingigantire le aspettative oltre misura e poi si presenta con una scontatissima canzonetta d’amore con frasi da discount tipo ‘l’amore è avere armi senza fare male’ che pure un bambino di 6 anni potrebbe scrivere. Il fatto è che Nigiotti è però un vecchio volpone e avvolge questa pecionata di pezzo in un involucro paraculo, con il ritornello super radiofonico e che entra subito in testa stile Alex Britti, e con il canto sussurrato che tanto amano gli italiani. Un belloccio che parla di amorazzi e affini con voce bisbigliante: ricetta perfetta per vendere dischi nel Bel Paese. Non malaccio sul brano di Bennato, anche se canta ormai tutti i pezzi allo stesso modo, munito di chitarra e ormoni. Se dovesse, come ormai temo, arrivare in finale, sarebbe l’ennesima conferma che la vita è solo dolore e noia.

Bene, anche stavolta abbiamo passato al setaccio tutto ciò che è accaduto: tra sette giorni ne usciranno due, il cerchio si stringerà e cominceranno a delinearsi i finalisti..alla prossima!

Ivan Corrado