La dicotomia “uomo-bestia” dell’anima umana raccontata da Hesse

Il lupo della steppa (titolo originale Der Steppenwolf) è un romanzo di Hermann Hesse pubblicato nel 1927, in cui lo scrittore mescola elementi autobiografici ed altri fantastici. Contiene quindi molte paure e tormenti psicologici del suo autore, rendendone la comprensione e l’interpretazione talvolta difficoltosa.

Il romanzo racconta di Harry Haller, il quale, tramite un manoscritto che termina prima della sua scomparsa, racconta la sua storia di intellettuale cui è mancato il riconoscimento della società, rendendolo di fatto un emarginato. La società di cui vengono descritte le contraddizioni ed i vizi è quella borghese con la sua struttura ipocrita, chiusa e che limita la libertà dello spirito. Infatti essa si rifà a valori, come il nazionalismo, la corsa alle armi e sostanzialmente quelli borghesi, che lui non riesce a condividere, relegando i suoi ideali di riflessione e pace, di filosofia, musica e poesia “immortale” in un angolo, isolandoli.

Da questo manoscritto traspare il doloroso disagio di quest’uomo che, non potendo adeguarsi a questa società, affonda nella sua solitudine, alzando, quasi compiacendosene, un muro fra sé e il mondo. Nel suo mondo può condurre come un eremita la vita spirituale che lui considera perfetta, autentica, leggendo i classici e ascoltando musica classica, di cui Goethe e Mozart ne diventano le emblematiche personificazioni, rifuggendo ed escludendo categoricamente il mondo esterno fatto di vita mondana, ipocrisie borghesi, corruzione, perdizione e musica sgradevole come il jazz. Il suo disagio nasce però proprio dalla curiosità che egli prova verso questo mondo, che lo turba. Quindi egli avverte in sé due nature in contrasto, una dicotomia, letteralmente un taglio in due: da un lato la natura umana, quella “alta”, che caratterizza la sua passione per la musica, la filosofia ed altri nobili ideali e l’altra “lupesca”, sprezzante dei valori morali e in continua ricerca dei piaceri terreni ed immediati.

Una svolta nella vita di Harry avviene quando legge un piccolo opuscolo, un pamphlet dal titolo “Dissertazione sul lupo della steppa”, in cui la teoria duale di Harry viene totalmente smontata, dimostrando che borghesia ed antiborghesia (la schiera di cui Harry fa parte, ma che cionostante lo fa sentire ugualmente ed immancabilmente a disagio) non sono che due facce della stessa medaglia, perché usano entrambi gli stessi metri di giudizio, anche se opposti, come la decisione puramente convenzionale della divisione della natura umana in due entità, due porzioni di una sola anima, mentre in realtà i lati sono molteplici, un numero incalcolabile, che rappresentano la multiformità della natura umana, di cui si può cambiare a piacimento l’ordine, non essendo immutabile. A ciò segue l’incontro fra Harry ed Erminia che, con l’aiuto di Pablo, cercherà di fargli scoprire ed apprezzare il mondo esterno, mostrandone i piccoli pregi che lui potrà imparare a riconoscere e a godere, abbandonandosi alla vita e alla gioia delle piccole cose.

Il lupo della steppa è un romanzo molto pirandelliano che si sviluppa su diversi piani narrativi, ossia praticamente diversi libri in un solo libro. Ciò dona al romanzo una ponderata sequenzialità, un ordine alle analisi condotte con straordinaria lucidità mentale.

Emanuele Ambrosio

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