Finale: sorpresa pazzesca, vince Lorenzo Licitra, secondi i Måneskin, bronzo per l’empio Enrico Nigiotti, fuori dal podio Samuel Storm…

Incredibile. Devo ancora riprendermi dallo shock. Lorenzo Licitra è il vincitore di X Factor 11, mentre i superfavoriti Måneskin devono accontentarsi della seconda piazza. Be’, che dire, passato il primo momento in cui a caldo avrei voluto distruggere il televisore a colpi di ordigni al plasma termitico, ho riflettuto più lucidamente e mi sono reso conto che questo epilogo è meno inaspettato di quanto possa sembrare. Bisogna infatti considerare vari fattori: primo, la finale al Forum di Assago è stata trasmessa anche in chiaro, dunque il pubblico dei votanti si allargava e si sa che in questi casi chi porta un genere meno pop può essere penalizzato; secondo, i Måneskin erano troppo estremi per un Paese bigotto e oscurantista come il nostro dove, tanto per fare un esempio, ci sono voluti 11 anni per far approvare una legge di civiltà come quella sul biotestamento; terzo, X Factor è un programma innanzitutto televisivo, inutile stare a menarsela con la fandonia che la musica viene prima di tutto, e quindi spesso l’aspetto “reality” prevale e la maggioranza delle persone vota in base a simpatie o antipatie (oppure dando il loro sostegno al personaggio che appare più rassicurante ed in questo Licitra supera la concorrenza), basate tra l’altro quasi sempre sul nulla visto che non si conoscono personalmente i concorrenti. Questo insieme di ragioni, unite al fatto che nella manche del medley Licitra ha sfoderato una prestazione incredibile, rendono più prevedibile il verdetto che rimane però, in ogni caso, a mio parere ingiusto. Comunque abbiamo assistito ad una finale spettacolare che ha chiuso nel modo migliore un’edizione dove il livello medio è stato decisamente alto e la qualità del prodotto esaltata dalle scenografie sempre più avveniristiche di Luca Tommassini, il tutto condito dalla solita impeccabile conduzione di Alessandro Cattelan. Ma adesso veniamo alle ultime pagelle di questa stagione che riguarderanno anche i giudici:

 

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LORENZO L. (Impossible + Medley tra Your song, Million reasons e Who wants to live forever + In the name of love) 9: Si prende il titolo grazie soprattutto alla stratosferica prova fornita nel medley, dove canta meglio che in tutte le precedenti puntate, riempiendo letteralmente il Forum con la sua voce potentissima, riuscendo a reggere ancora una volta il confronto con Freddie Mercury e questo credo gli sia bastato per assicurarsi la vittoria. Molto bene anche nel duetto con James Arthur, sovrastato dalla sua vocalità, mentre l’inedito continua ad essere una canzone con un testo banalissimo e una tessitura armonica senza alcuna pretesa di originalità, buona solo a mettere in luce le corde vocali di Lorenzo. Sul fatto che sia il cantante tecnicamente migliore di questa edizione (e forse di tutte le edizioni del programma) non ci piove, per carità, ma personalmente speravo in un successo dei Måneskin che avrebbe portato una ventata di novità, mentre lui, pur bravissimo, non esce minimamente dai cliché del pop unito al bel canto tenorile e ricordiamoci tutti che tale binomio ha già portato nel nostro Paese a quella mostruosità raccapricciante chiamata Il Volo: spero vivamente che non finisca anche lui così. In ogni caso, complimenti.

25395508_10213477329880202_1172427593_nMÅNESKIN (Prisoner + Medley tra Beggin’, Take me out e Somebody told me + Chosen) 10: Il voto non va solo alle performances di stasera (comunque epiche, soprattutto il medley dove Damiano fa praticamente qualsiasi cosa, macinando chilometri e continuando a cantare imperterrito), ma a tutto il loro percorso: sono stati tra i concorrenti più interessanti e forti nella storia della trasmissione e sicuramente quelli dotati di maggior carisma e personalità. In qualsiasi altra parte dell’universo avrebbero vinto a mani basse, ma in questo Stivale che musicalmente (e non solo) è ridotto a vecchio scarpone, vigono altre logiche e già se inserisci nel video del tuo singolo prostitute, preti disperati, baci lesbo e roba simile, ti giochi la possibilità di piacere al grande pubblico. Mi auguro che abbiano comunque una carriera fulgida, magari all’estero, dove si può essere rock senza essere etichettati come satanisti o arroganti e dove viene premiato il talento di chi si fa il mazzo piuttosto che essere sottoposti a predicozzi da vecchia comare da parte di chi, invidioso dei risultati altrui, vuole solo abbassare, appiattire, livellare tutto nell’abbraccio di un’universale bassezza in modo tale da sentirsi meno in colpa per la propria mediocrità. Coraggio ragazzi, il futuro è vostro.

25436293_10213477333680297_712162078_nENRICO (Say you won’t let go + Medley tra Make you feel my love, Il mio nemico e Mi fido di te) 3: Dovrebbe andare a piedi in pellegrinaggio a Lourdes per il terzo posto che è decisamente un risultato immane per lui, ma conclude la sua avventura nel peggiore dei modi. Prima stona grottescamente nel duetto con Arthur, poi credendo di avere il microfono spento lo manda a quel paese e con lui tutti gli inglesi, infine ripropone le sue terrificanti versioni dei pezzi di Silvestri e Jovanotti. Dulcis in fundo, si gioca le ultime gocce di dignità rimasta chiedendo di poter eseguire il suo inedito (quella lagna priva di qualsiasi senso con cui ci ha torturato i maroni per mesi) anche da eliminato, una roba di una tristezza epocale. Credo che l’Italia abbia bisogno di ben altro genere di cantautori, ma visto lo stato in cui versa la scena musicale nostrana, non mi sorprenderei di vederlo vincere due o tre Festival di Sanremo. Aiuto.

25436423_10213477336840376_2042574322_nSAMUEL (Naked) 5,5: Si sapeva che non sarebbe potuto andare oltre il quarto posto e infatti esce subito dopo il duetto con Arthur, nel quale non brilla per coordinazione e intonazione. Ha uno dei timbri più interessanti mai sentiti nel programma ma non l’ha quasi mai sfruttato a dovere per lacune dovute a scarsa identità musicale e giovane età che avrà comunque tutto il tempo di colmare. Ha ancora molto da esprimere e gli auguro di farlo in futuro.

 

 

 

 

GIUDICI

MARA MAIONCHI 8: Che edizione super per lei. Vince per la prima volta il programma, porta due concorrenti in finale, indovina le assegnazioni paracule per dare una patina di profondità a Nigiotti, esprime tutta la sua genuinità in giuria non sottraendosi mai allo scontro dialettico: insomma, è la rivelazione assoluta dell’anno, una guerriera che ha mostrato molta più verve di giudici con parecchi anni in meno, in barba a chi la dava per bollita. Unico neo è solo la mancata valorizzazione di Andrea Radice, un po’ sacrificato, il quale meritava la finale certamente più di Nigiotti. Comunque è la regina di X Factor 11.

MANUEL AGNELLI 6: Un’annata interlocutoria per lui. Non è apparso lucidissimo in diverse assegnazioni e dichiarazioni, soprattutto in occasione di alcune eliminazioni dove si sospetta che abbia giocato molto di strategia. I Måneskin andavano col pilota automatico ma io avrei assegnato loro qualche grande classico del rock che li avrebbe magari resi più fruibili al grande pubblico e quindi gli avrebbe dato maggiori possibilità di vittoria. Incerta la gestione anche dei Ros, troppo spesso penalizzati da brani che non c’entravano nulla con loro, mentre lodevole il coraggio riguardo alla scommessa Sem & Stènn. Insomma, luci e ombre.

FEDEZ 5: Questa volta sbaglia quasi tutto, a partire dalle selezioni dove lascia a casa Domenico Arezzo per prendere Lorenzo Bonamano, azzoppando così la sua squadra prima ancora di cominciare. Decisamente rivedibile il percorso che costruisce per Gabriele Esposito e per lo stesso Samuel. In generale, trasmette un senso di stanchezza e logorio che dovrebbe indurlo a riflettere sulla possibilità di una pausa da questo ruolo che stavolta non ha svolto al meglio.

LEVANTE 4,5: Difficilmente ci ricorderemo di lei. Rimane senza cantanti a due puntate dalla fine e ciò è dovuto sia ad una maggiore debolezza della sua categoria, sia a scelte non proprio azzeccatissime. Certo, fa i conti anche con le pugnalate strategiche degli altri giudici come nel caso dell’eliminazione di Camille Cabaltera, ma invece sul naufragio di Rita Bellanza e sulla presenza impalpabile di Virginia Perbellini ha le sue colpe. Da dimenticare il suo apporto nei giudizi, troppo scontati, ripetitivi e banali. Se dovesse essere riconfermata per l’anno prossimo dovrà cambiare totalmente approccio.

E adesso è il momento, come ogni anno, dei miei personali riconoscimenti speciali, i quali come al solito non fregano un ciufolo a nessuno, ma mi diverte assegnarli:

Premio della critica: MÅNESKIN

Miglioramento più evidente: LORENZO LICITRA

Timbro più originale: ex aequo tra SAMUEL STORM e DAMIANO dei MÅNESKIN

Il/La/I più completo/a/i: MÅNESKIN

 

Bene, ora, prima di darvi appuntamento all’anno prossimo, ci tengo a ringraziare come sempre tutti coloro che hanno speso un po’ del loro tempo per leggere o commentare questa rubrica, alla quale mi dedico senza fini di lucro, e solo per divertimento personale. Grazie di cuore e, in attesa di rincontrarci qui tra 12 mesi, buona vita a tutti.

…alla prossima!

Ivan Corrado

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Settima puntata: in una serata opaca si ferma la corsa dei Ros…

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Tutto scontato, prevedibile e sbrigato in poco tempo: la semifinale di X Factor 11 è stata una delusione. Si percepiva una certa ansia di finire presto, tant’è vero che nella prima manche i cantanti si sono esibiti in versioni ridotte dei loro inediti, mentre nella seconda, nonostante l’accompagnamento di una band dal vivo, quasi tutti, persino i Måneskin, si sono espressi al di sotto dei loro standard abituali. Nessun sussulto nemmeno per quanto riguarda il verdetto finale: non ci voleva Nostradamus per immaginare che sarebbero stati eliminati i Ros e anche il ballottaggio di Samuel era ampiamente nell’aria. Insomma, è stata una serata inconsistente, volata via lasciando un senso d’insoddisfazione e di perplessità e a questo punto ci si augura che la finalissima del Forum di Assago, giovedì prossimo, sia di ben altro tenore. Ma veniamo ai voti:

SAMUEL (The story + Stand by me) 6,5: Rischia grosso finendo all’ultimo scontro ma si guadagna con merito la finale, complice anche un brano cucito addosso su di lui come il classicone di Ben King. Dispiega tutte le peculiarità della sua black voice e accenna anche a passi di danza che lo fanno apparire meno ingessato del solito sul palco. Pur dovendosi ancora sciogliere del tutto sul piano dell’attitudine, risulta tra i migliori stasera nella manche con l’ausilio della band, mentre l’inedito continuo a trovarlo musicalmente troppo piatto. Quasi sicuramente arriverà quarto ed è giusto così, considerato che ha dato spesso l’impressione di poter fare molto di più con i mezzi che ha.

ROS (Rumore + Acida) 5,5: Avevano scritto in fronte la parola eliminati fin dall’inizio della serata e infatti finisce qui la loro avventura. L’inedito è testualmente imbarazzante e musicalmente poco originale, mentre sul brano dei Prozac+, la cantante Camilla appare meno aggressiva del solito, forse un po’ smarrita per il fatto di doversi esibire per la prima volta senza chitarra. Ad ogni modo, loro sono ottimi musicisti e hanno avuto il coraggio di portare il punk rock ad X Factor, quindi già solo per questo meritano applausi. Non sono mai stato un fan della voce di Camilla ma credo che la loro presenza sia stata utile per incoraggiare un genere musicale che in Italia latita. Hanno fatto il massimo e devono ritenersi soddisfatti.

ENRICO (L’amore è + Redemption song) 4,5: Nine Mile, piccolo villaggio della Giamaica, giovedì scorso è stato l’epicentro di un piccolo terremoto: era Bob Marley che si rivoltava nella tomba dopo aver sentito la versione di Nigiotti della sua meravigliosa Redemption song, completamente stravolta e resa una lagna costruita per indurre una commozione artificiale che cancella quella spontanea che deriva dal brano originale. Enrico cerca sempre di calcare la mano sull’emotività intimista senza rendersi conto che certi pezzi sono già commoventi di per sé ed enfatizzando quell’aspetto si trasforma la commozione in patetismo. Sull’inedito mi sono già espresso a sufficienza: aggiungo solo che mi piacerebbe sapere cos’è la neve che scende dagli occhi della ragazza, però in fondo chi se ne frega, fa figo e dà l’idea di aver detto qualcosa di profondo anche se in realtà è una frase senza senso. Approda in finale e…no, basta, fa già tristezza dire questo.

MÅNESKIN (Chosen + You’re nobody ‘til somebody loves you) 7: Incredibile, abbiamo una notizia sconvolgente: sono umani anche loro! Per la prima volta appaiono decisamente sottotono e soprattutto sul brano di James Arthur la voce di Damiano si rompe paurosamente sugli acuti, denotando problemi vocali: se continua a cantare sempre di gola e non impara a usare meglio il diaframma le sue corde andranno a carte quarantotto prima che riesca a finire un solo concerto intero e sarebbe un peccato mortale. Per il resto, pur in una serata non brillante, grazie al carisma magnetico si confermano anni luce avanti rispetto ai loro avversari, con l’inedito che si conferma tra i migliori nella storia del programma. Tra una settimana, salvo stravolgimenti cosmici, congiunture astrali e distorsioni dell’asse terrestre, dovrebbero portare a casa la vittoria e poi via, si va a conquistare il mondo. Let’s go.

LORENZO L. (In the name of love + Diamonds) 6,5: Anche per lui la finale era scontata fin dal principio e la conquista con due esibizioni meno perfette e proprio per questo più interessanti di quelle alle quali ci aveva abituato. Certo, l’inedito è veramente poca roba, però confidiamo che una volta uscito di qui con la cassetta degli attrezzi piena dell’armamentario pop che gli mancava, possa fare di meglio. Non credo vincerà ma il podio è assicurato.

Bene, ora non ci resta che aspettare fino a giovedì per sapere chi trionferà anche se, mai come quest’anno, l’esito appare già scritto….alla prossima!

Ivan Corrado


Sesta puntata: Rita Bellanza e Andrea Radice sono le vittime del Black Thursday…

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Il Giovedì Nero di X Factor 11 è volato via lasciandosi alle spalle verdetti contrastanti: se infatti era piuttosto scontata l’eliminazione di Rita (vero caso mediatico di questa edizione, perpetuamente attaccata e insultata sui social con sconvolgente virulenza da analfabeti emotivi che non perdono mai occasione di fare branco appena individuano una preda dal carattere più debole, perché bisogna pur trovare un modo per mettere a tacere l’angoscia derivante dal fallimento e dalla vuotezza delle proprie vite), non si può dire altrettanto di quella di Andrea, sbattuto fuori dai giudici a sorpresa dopo il ballottaggio con i Ros. A questo punto, dunque, la gara è già finita per Levante, rimasta senza concorrenti e la cui partecipazione al programma non rimarrà di certo memorabile, mentre Mara Maionchi deve rinunciare al sogno di condurre tutti i suoi tre cantanti in finale. Per il resto, Fedez e Agnelli vivono una serata positiva per certi versi ma interlocutoria per altri, mentre quel vecchio bucaniere di Noel Gallagher prende come al solito tutti per i fondelli cantando in smaccato playback, con la solita aria di sublime e scanzonata strafottenza: un grande.

Ma ora ecco le pagelle con i voti che rappresentano la media tra il brano della prima manche assegnato dai giudici e quello della seconda scelto dagli stessi concorrenti:

ROS (Killing in the name + Future starts slow) 7,5: Una notte piena di emozioni per loro. Straordinari sul pezzo dei Rage Against the Machine, una delle esibizioni più hard rock nella storia della trasmissione, mentre appaiono un po’ meno intensi nel secondo brano, sul quale la frontwoman è vocalmente meno convincente. Finalmente però, dopo alcuni esperimenti non proprio riuscitissimi nelle prime puntate, stavolta si muovono nel territorio di caccia preferito e si vede che sanno bene dove mettere i piedi. Finiscono al ballottaggio immeritatamente ma si salvano ancora ed è un bene perché sarebbe ora che il nostro Paese si apra al loro genere. Rispetto ai Måneskin sono musicisti migliori ma hanno molto meno carisma e personalità, altrimenti sarebbero davvero una bomba ad orologeria.

ENRICO (Mi fido di te + Vento d’estate) 5,5: Poche storie, diciamola tutta fin da subito: stasera doveva uscire lui al posto di Andrea ma è belloccio, ha scritto un inedito lagnoso e acchiappaconsensi e quindi ce lo ritroveremo in finale e occhio perché a questo punto potrebbe anche vincere e sarebbe una calamità di portata epocale. Stravolge completamente il brano di Jovanotti per piegarlo forzatamente al suo stile, quindi appesantendolo con una coltre di serietà e drammaticità che il pezzo, pur essendo profondo, non ha e proprio per questo risulta di fortissimo impatto nella versione originale, mentre il rifacimento nigiottesco ha lo stesso effetto della puntura di una mosca tze-tze. Anche sulla canzone di Fabi e Gazzè non entusiasma e in generale lascia sempre la sensazione di cantare tutto in maniera quasi uguale. Ma, ribadisco, ricordatevi che potrebbe vincere, un monito più angosciante di quello rivolto dal prete di Frittole a Massimo Troisi in Non ci resta che piangere…

SAMUEL (She’s on my mind + Say something) 7: Oh, finalmente lo vediamo con la chitarra e in un contesto musicale più intimista, quello del secondo brano, dove trova il paesaggio perfetto per dispiegare tutto il potenziale emotivo contenuto nelle sue corde vocali: la sua migliore prova fino a qui. E meno male, perché invece non era sembrato brillante nel primo pezzo, approcciato, come spesso gli è capitato, con poca grinta e convinzione. Ad ogni modo, salvo cataclismi, dovrebbe essere un sicuro finalista e se lo merita.

ANDREA (Diamante + Transformer) 6,5: Ok, siamo d’accordo, sul brano di Zucchero non ha dato il massimo, rimanendo troppo ancorato all’originale, ma sulla canzone di Gnarls Barkley, difficilissima da eseguire, è tornato il bluesman che conosciamo. Fatico a capire i motivi della sua eliminazione anche se ho il sospetto che Mara lo abbia considerato fin dall’inizio come il più sacrificabile della sua truppa, non valorizzandolo come meritava. Credo non ci sia paragone tra lui e Nigiotti, ma il buon Andrea non è figo e questa, forse, oggi è una colpa grave. Gli auguro il meglio.

MÅNESKIN (Flow + Kiss this) 9: Cos’altro si può dire su di loro? Passano dalle atmosfere più raccolte e intime del brano di Shawn James al glam rock più estremo con una naturalezza sconcertante. Damiano, il frontman, si produce anche in una sorta di lap dance con tanto di tacchi a spillo, per poi chiudere con un ideale invito a baciargli il deretano rivolto in diretta tv all’Italia intera: l’oltraggio che diventa arte, bentornati anni Settanta. Solo una cosa vorrei aggiungere: a questo punto, per par condicio, esigo che nella prossima puntata la bassista Victoria faccia trampling in baby doll sul corpo di ballerini adoranti. I have a dream.

RITA (In questo misero show) 6: Esce di scena in una delle serate dove meno lo meritava, ma c’era da aspettarselo. Avrebbe anche potuto cantare alla perfezione Bohemian Rapsody appesa a testa in giù, ma sarebbe andata a casa ugualmente, visto che ormai il desiderio del pubblico era quello. Dispiace perché le aspettative su di lei dopo le audizioni erano altissime ma non è riuscita a confermarle, schiacciata da un’emotività troppo ingombrante da gestire. Se ci lavorerà su, potrebbe ancora aver qualcosa da dire. Good luck.

LORENZO L. (Who wants to live forever + Million reasons) 7,5: Si è svegliato Licitra, rallegratevi ed esultiamo. Si confronta con l’intoccabile Freddie Mercury e ne esce dignitosamente (il che è già un’impresa titanica), per poi liberarsi dalle inibizioni vocali nel brano di Lady Gaga, dove, forse per la prima volta, ho percepito nel suo canto una sincerità che rompeva il muro di artificiosità che troppo spesso lo ha limitato. Finale assicurata.

Tra sette giorni la semifinale, dove scopriremo i quattro che andranno al Forum a giocarsi il tutto per tutto…alla prossima!

Ivan Corrado


Quinta puntata: eliminato Gabriele Esposito ma gli inediti sono quasi tutti fiacchi…

‘Senza la musica per decorarlo, il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date per pagare le bollette’: così parlava il mai troppo compianto Frank Zappa, il quale però, beato lui, non ha avuto modo di ascoltare gli inediti di X Factor 11 che, salvo una o due eccezioni, fanno preferire anche una seduta di levigatura radicolare a cielo aperto dal dentista o una cartella di Equitalia. Davvero tanta pochezza musicale e contenutistica nei brani di quest’anno, con pochissimi (anche se, come vedremo, accecanti) bagliori di originalità. Alla fine saluta la combriccola, a mio parere giustamente, il buon Gabriele Esposito dopo il ballottaggio con l’ormai eternamente discussa Rita, lasciando Fedez con un solo cantante in gara, mentre sul fronte opposto c’è una Mara Maionchi che può ancora schierare tutti i suoi Over: è la rivincita del vintage.
Ma ora veniamo alle pagelle dove il voto sarà la media tra l’inedito e il brano eseguito nella seconda manche:

LORENZO L. (In the name of love + Somebody that I used to know) 5: Già il fatto di intitolare il pezzo allo stesso modo di un colossale successo degli U2 dimostra che la fantasia dell’autore, tale Fortunato Zampaglione, sta raschiando il fondo del barile. Il problema maggiore però è che il brano è veramente terribile: non un cambio di ritmo, piattezza musicale e testuale disarmante, frasi innovative come una barzelletta di Martufello, pathos inesistente: insomma, una ciofeca da 4, salvata in parte dalla voce di Lorenzo che s’impegna, ci prova, ma dovrebbe fare causa a chi gli ha appioppato questo brano perché ripetere di continuo ‘Love is all we need’ e altre amenità da quinta elementare è oggettivamente difficile. Da 6 invece l’esibizione sul brano di Gotye, dove è preciso, intonato, fa il compitino ma non va oltre e rimane sempre su un piano di insulsaggine artistica a questo punto difficilmente emendabile.

GABRIELE (Limits) 5: Torna a casa meritatamente perché Rita stasera ha cantato meglio di lui, ma almeno si toglie lo sfizio di presentare l’inedito scritto da lui, una canzoncina stracciamaroni alla Justin Bieber, ma almeno con qualche traccia di vitalità armonica superiore rispetto all’obbrobrio cantato da Licitra. Il problema è che durante il suo percorso, vuoi per colpa di assegnazioni sbagliate, vuoi per suoi demeriti, non è riuscito a uscire dallo stereotipo anonimo del cantante per teenager col faccino pulito e la voce aggraziata. ‘Don’t tell me that it’s over’ chiede disperato nel pezzo. E invece sì, it’s over, ma è solo X Factor. La vita vera comincia fuori, coraggio.

MÅNESKIN (Chosen + Take me out) 10: Ho sfogliato compulsivamente il Devoto-Oli a caccia di altri aggettivi per descriverli ma a quanto pare sono finiti e toccherà inventarne di altri su misura per loro. Non c’è gara, non c’è mai stata. Signoreggiano sul palco con adorabile strafottenza e presunzione che possono permettersi, firmando un inedito che è forse il migliore che abbia mai sentito su questo palco: rock, funk, r’n’b, echi dei Nirvana e dei Pink Floyd, il tutto miscelato in un testo sincopato in cui si urla tutta la giovanile arroganza di chi sa di essere nato per qualcosa e se lo va a prendere senza frignare o sottrarsi alla fatica, per poi culminare in un refrain elegante e suadente dove il ‘follow me now’ diventa un mantra da pifferai magici che non vedono l’ora di portarsi tutto il mondo dietro. Stratosferica anche la prova sul brano dei Franz Ferdinand, dove il frontman mulina il microfono come una navigata star internazionale e inserisce nel testo brani tratti da ‘Recovery’, altro loro inedito, per poi chiudere con un ammiccamento a ‘Chosen’ per chiudere idealmente il cerchio della serata che ha visto la loro consacrazione definitiva su questo palco. Nell’epoca dove troppo spesso ci si limita a dire ‘Farò del mio meglio’ loro vanno oltre e come Sean Connery in ‘The rock’ ritengono che questa frase sia da perdenti, mentre i vincenti si fottono Miss College. Se non trionfano loro il 15 dicembre, mi faccio frate cappuccino.

ANDREA (Lascia che sia + Can’t stop the feeling) 5: Che peccato. Mi aspettavo molto da lui ma l’inedito è veramente tremendo, forse il peggiore di quest’annata. Una canzone senza logica testuale (con frasi come ‘modelli l’astratto e lo rendi reale’, maldestri tentativi di far apparire una profondità che invece latita), nè una credibile tessitura armonica, dove neanche la sua ottima vocalità è valorizzata. Le cose non migliorano nel secondo brano, dove però l’errore è di Mara che gli fa cantare un pezzo totalmente avulso dalla sua personalità, insistendo nel voler far apparire a tutti i costi una natura danzereccia e scanzonata che invece lui non ha. Meriterebbe di cantare brani più in linea con le sue doti, ma al di là di questo temo che con un inedito simile sarà dura arrivare in finale e mi dispiace perché lui ha qualità ancora inespresse.

RITA (Le parole che non dico mai + Aguas de Março) 6,5: E così ecco la luce alla fine del tunnel e no, non è quella di un tir con gli abbaglianti sparati che viene verso di te. È la vera luce del giorno, dopo un cammino nelle tenebre durato diverse settimane. Finalmente non stona né sul brano scrittole da Levante (per carità, nulla di trascendentale ma è se non altro un pezzo onesto che si fa ascoltare con guizzi testuali che fanno balenare immagini materiche interessanti come ‘la realtà che si infrange e taglia i palmi delle mani’), né sul pezzo in portoghese di Elis Regina, coverizzato anche da Mina. Insomma, serata positiva per lei nonostante il ballottaggio, dovuto al preconcetto che ormai il pubblico si è creato nei suoi confronti. La prossima settimana, con la doppia eliminazione, quasi sicuramente andrà fuori ma lo farà a schiena dritta. Brava.

SAMUEL (The story + Rolling in the deep) 7: l’inedito che ha scritto ha un testo che non è male, dove si racconta ‘the story of the ones who never had a chance’, di un ragazzo cresciuto senza padre e tra mille difficoltà e ricalca in parte le sue vicende di vita, ma musicalmente lascia molto a desiderare e ciò fa un po’ scemare il coinvolgimento emotivo delle parole. Ottimo invece sul brano di Adele, dove il graffio della sua voce può finalmente emergere in tutta la sua potenza, permettendogli di portare a termine la sua migliore performance da quando è qui: la finale dovrebbe essere assicurata.

ROS (Rumore + Song 2) 6: ‘È l’ora di attaccare, sporcare di furore, voglia di distorsione, di rumore’: non c’è che dire, l’inedito è il loro manifesto programmatico punk e in Italia non è mai banale portare un pezzo così ‘duro’. Certo, trasposta in ambito internazionale, questa canzone suonerebbe ampiamente superata ma per le vetuste abitudini musicali nostrane va più che bene. La frontwoman canta malino invece sul pezzo dei Blur dove la foga dell’inciso originale è un po’ infiacchita nella loro versione, ma comunque la serata si chiude in saldo positivo per loro.

ENRICO (L’amore è + L’isola che non c’è) 5,5: da mesi magnificava il suo inedito facendo ingigantire le aspettative oltre misura e poi si presenta con una scontatissima canzonetta d’amore con frasi da discount tipo ‘l’amore è avere armi senza fare male’ che pure un bambino di 6 anni potrebbe scrivere. Il fatto è che Nigiotti è però un vecchio volpone e avvolge questa pecionata di pezzo in un involucro paraculo, con il ritornello super radiofonico e che entra subito in testa stile Alex Britti, e con il canto sussurrato che tanto amano gli italiani. Un belloccio che parla di amorazzi e affini con voce bisbigliante: ricetta perfetta per vendere dischi nel Bel Paese. Non malaccio sul brano di Bennato, anche se canta ormai tutti i pezzi allo stesso modo, munito di chitarra e ormoni. Se dovesse, come ormai temo, arrivare in finale, sarebbe l’ennesima conferma che la vita è solo dolore e noia.

Bene, anche stavolta abbiamo passato al setaccio tutto ciò che è accaduto: tra sette giorni ne usciranno due, il cerchio si stringerà e cominceranno a delinearsi i finalisti..alla prossima!

Ivan Corrado


Quarta puntata: sorpresona e niente inedito per Camille Cabaltera…

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Bum. Che botta. Succede di tutto nella quarta puntata di X Factor e a farne le spese, complice anche un sistema basato su tre manches costruite tra l’altro in modo non equilibrato con criteri molto discutibili, è Camille, la quale deve clamorosamente (e immeritatamente) abbandonare la gara ad un passo dall’inedito, lasciando la sua coach Levante con una sola cantante in gara, la contestatissima Rita, salvata da un disorientato Gianni Morandi (perché dovesse prendere lui una decisione del genere in un momento così delicato della gara è un mistero imperscrutabile) nel ballottaggio finale a tre con Camille e Gabriele. Diciamo che la confusione ha regnato sovrana fin dall’inizio della serata con gli Afterhours di Manuel Agnelli costretti a fare un’esibizione pietosa a causa evidentemente di un sound check fatto con i piedi, Morandi che canta un pezzo orripilante scrittogli da Ligabue, assegnazioni non proprio mirate e un epilogo più assurdo di un’opera di Ionesco. Ma vediamo le pagelle per provare a mettere un po’ d’ordine:

CAMILLE (Sorry not sorry) 7,5: La sua esibizione è difficilmente attaccabile, mostra la solita padronanza del palco, si muove bene, è aggressiva, forse esagera un po’ con qualche svolazzo vocale superfluo ma nel complesso realizza una performance di ottimo livello. Non sono per nulla un appassionato del suo genere musicale, ma sarei sordo se non affermassi che la sua eliminazione, a questo punto della gara, è assolutamente folle. Piuttosto ridicola anche la motivazione di Agnelli (quest’anno molto deludente fino ad ora), il quale sostiene di aver preferito Gabriele perché lo ritiene maggiormente definito e pronto per il mercato italiano, quando appena poco prima aveva affermato di non capire che direzione artistica volesse prendere. Nel delirio totale, lei deve comunque essere soddisfatta del percorso fatto, dal momento che esce per demeriti non suoi.

SAMUEL (A song for you) 7: Oh, finalmente. Fedez ha pietà di lui e dopo avergli fatto cantare le peggio porcherie, gli assegna una canzone decente e lui rimette in mostra il timbro caldo e avvolgente mostrato alle audizioni. Sul piano dell’intenzione artistica deve ancora lavorare ma compie un netto passo avanti rispetto al disastro della volta scorsa. Dai che forse è tornato. Forse.

LORENZO L. (Nothing else matters) 6,5: Partiamo da un presupposto: questo capolavoro dei Metallica, nella versione blues all’acqua di rose di Caroline Barman, mi fa cadere le palle a terra e rende innocuo e insignificante un brano di una potenza maestosa. Questi però ovviamente sono problemi miei e non devono inficiare il giudizio su Lorenzo, il quale, come al solito, canta bene ma è sempre loffio sul versante interpretativo. Il carisma artistico non si compra al mercato e lui sta dimostrando di possederne pochino. Se non cresce da questo punto di vista, rimarrà solo un buon crooner e niente più.

RITA (La donna cannone) 4,5: Niente da fare, non ci siamo. Terrificante la prima parte dove stona selvaggiamente sulle note basse, si riprende leggermente nella seconda metà ma non può essere sufficiente. È triste leggere sui social i latrati delle persone che infieriscono su di lei per rovesciare sulle persone deboli la frustrazione provocata dalle loro vite di merda, ma purtroppo c’è da dire che ormai è chiaro che non regge il palco psicologicamente. Il problema alla fine non è neanche l’intonazione ballerina, visto che molti cantanti di successo non erano dei mostri a livello vocale (Bob Dylan docet), ma l’approccio troppo timoroso al brano. In quel di Monghidoro qualcuno la ama e per questo si salva, ma, a meno che non abbia un inedito straordinario, è destinata a uscire giovedì prossimo.

ROS (Why’d you only call me when you’re high?) 7,5: Questo è il modo di reagire dopo due ballottaggi consecutivi. Alle prese con un pezzo difficilissimo da cantare e da suonare, tirano fuori gli attributi e producono la migliore esibizione da quando sono qui. Dinamicità, ritmo, ottima modulazione del cantato, sana prepotenza artistica: che sia la svolta per loro?

ENRICO (Make you feel my love) 7: Dopo quella dell’esordio, questa è stata l’esibizione più convincente che ha fornito. Difficile approcciarsi a Bob Dylan e infatti ovviamente non ne eguaglia l’intensità, ma se non altro si mostra rispettoso e misurato nell’interpretazione, forse esagerando con i sussurri ma trovando comunque una chiave accettabile per raccontare un pezzo meraviglioso. La prossima settimana finalmente ascolteremo st’inedito che va decantando da due mesi: temo fin d’ora che si rivelerà una pecionata ma vediamo, finché c’è vita c’è speranza.

MÅNESKIN (Un temporale) 7,5: Essere dei fuoriclasse assoluti significa anche rendere potenti canzoni che invece in realtà sono mediocri. Non condivido assolutamente la stima artistica di Agnelli verso Ghemon e trovo sia uno spreco allucinante avere i Måneskin in gara e fargli cantare questo mucchio di banalità travestite da pensieri elevati, buone per impressionare i fan della profondità spicciola, quella che si può acquistare sulle bancarelle un tanto al chilo, senza troppi sforzi. Fortuna che loro siano talmente bravi che renderebbero musicalmente interessante anche il silenzio.

ANDREA (Love me again / Get lucky) 6,5: Propone un mash up tra due pezzi, i quali però più che fusi risultano giustapposti, semplicemente affiancati senza troppa creatività. Sul canto nulla da dire, è precisissimo, credo però che il disagio mostrato nel muoversi sul palco e nell’interazione con le ballerine dovrebbero indurre Mara ad evitare in futuro di metterlo in situazioni simili dove corre il rischio di risultare ridicolo, cosa che non merita assolutamente. Ma d’altronde, come diceva Einstein, se si giudica un pesce dalla sua capacità di scalare un albero, quello passerà tutta la vita a credersi stupido.

GABRIELE (Hotel California) 6,5: Destino strano il suo. Proprio nella serata dove canta meglio, finisce a rischio di eliminazione, a causa anche di una manche obiettivamente difficile. Certo, non ha ancora il pieno spessore vocale e caratteriale per affrontare al top il brano simbolo degli Eagles, ma la sua prova è godibile e, a tratti, sufficientemente intensa. Ha ampi margini di crescita.

Tra 7 giorni scopriremo gli inediti che potranno spostare molti equilibri e chissà, potremo assistere ad altri colpi di scena….alla prossima!

Ivan Corrado

 


Terza puntata: Sem & Stènn vanno a casa dopo una serata inquietante…

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Avete presente quella mitica scena di ‘Taxi driver’ in cui Robert De Niro si guarda allo specchio con una pistola in mano e ripete ossessivamente “Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi, con chi stai parlando?”, con sguardo folle, mentre in sottofondo si sente il ticchettio di una sveglia, quasi a voler simboleggiare come il protagonista sia una bomba sul punto di esplodere? Ecco, diciamo che mi sentivo in uno stato d’animo piuttosto simile ieri sera, dopo aver assistito al terzo live di X Factor 11, un po’ a causa di un ascesso gengivale che da qualche giorno mi sta quasi facendo provare comprensione per i bestemmiatori, e un po’ per aver dovuto ascoltare una serie di esibizioni talmente loffie da gettare nella disperazione e nel delirio anche lo stoico più dedito all’atarassia che si possa trovare sulla terra. Ormai non è neanche più ben chiaro se certi concorrenti si siano rivelati dei bluff perché troppo sopravvalutati all’inizio, oppure se sono i loro giudici a condurli su un nefasto cammino di annichilimento attraverso assegnazioni terribilmente inadatte: a mio parere, possono essere vere entrambe le spiegazioni, fatto sta che alla fine escono Sem & Stenn (molto fiacchi, ma non i peggiori stasera), dopo un ballottaggio fratricida con i Ros deciso dal tilt, chiamato dai giudici dopo essersi messi d’accordo al termine di una sceneggiata grottesca: a questo punto tanto vale far decidere sempre tutto al pubblico da casa, visto che quei 4 non sono intenzionati a prendere la benché minima responsabilità. Ma andiamo a ripercorrere quel che è accaduto in questa serata a tema Terzo millennio (e già da questo avevo presagito che si potesse mettere male), rivelatasi una delle peggiori puntate che io ricordi nella storia del programma:

CAMILLE (Royals) 7,5: Una delle pochissime note liete di questo live. Le levano il piano e le ridanno la possibilità di muoversi oltre che di scrivere la parte rap del pezzo, il che la riporta agli standard molto elevati mostrati nella puntata d’esordio. Vocalmente impeccabile, non è un mostro di empatia ma in un’edizione dove molti concorrenti sembrano cloroformizzati, lei mostra invece di credere sul serio a quel che sta facendo e, soprattutto, di volerlo fare con la giusta dose di aggressività e senza piagnistei o rotture di balle. Bene così.

ROS (Supermassive black hole) 6,5: Cantare e suonare dal vivo una hit dei Muse è compito piuttosto improbo ma se la cavano dignitosamente (a parte gli errori sul tapping che avranno provocato svenimenti multipli a Eddie Van Halen nel caso avesse assistito) e la cantante riesce a dimostrare di possedere anche altri registri vocali oltre all’urlo spaccatimpani. Finiscono a rischio per la seconda volta consecutiva immeritatamente e si salvano ancora, ma tira una brutta aria: il sospetto è che abbiano stufato il pubblico ed è un peccato perché ho la netta sensazione che fin qui abbiano espresso solo una piccola parte delle loro doti.

LORENZO L. (Sere nere) 5: Inutilità a palate. Ecco il riassunto della sua performance di stasera, durante la quale è parso confuso e disorientato, trasmettendo una sensazione di totale innocuità. Tiziano Ferro si colloca tra il 527esimo e il 528esimo posto tra i miei artisti preferiti (sono indeciso tra lui e Leone di Lernia per quanto riguarda queste due posizioni), ma Lorenzo mi ha fatto venire una terribile nostalgia della versione originale del pezzo. Fino ad oggi se non altro si era salvato con le doti vocali ma se comincia a stonare pure lui (calantissimo per quasi tutta la prova), allora veramente vuol dire che c’è qualcosa di terribilmente sbagliato in tutto questo.

SAMUEL (Super rich kids) 3,5: Ah ma perché, c’era? Si è esibito? Ho visto uno che gli somigliava, camminare a caso per il palco e canticchiare come si fa sotto la doccia una sorta di veglia funebre, per altro pure stonando atrocemente in certi passaggi. Fedez gli assegna pezzi sempre più orrendi ma lui è completamente lobotomizzato già da tre settimane e viene ad esibirsi con lo stesso entusiasmo di un impiegato del catasto  davanti ad una pila di faldoni. Si è capito che il pubblico lo voterebbe anche se salisse sulla scena a fare una gara di rutti, però dovrebbe rendersi conto che il credito che le persone ti danno non è illimitato. Assurdo che non sia andato al ballottaggio.

MÅNESKIN (Somebody told me) 9,5: No vabbé, ragazzi. Ma che stiamo a fare qui? Chiudiamo tutto e andiamo a casa. Hanno già vinto e se lo strameritano. Il divario tra la loro esibizione e quella degli altri è talmente ampio da dare l’idea di star disputando una gara a parte. Stasera si cimentano con il rock duro dei Killers e sfoderano una delle migliori prove che abbia mai visto su questo palco. Che sonorità, che espressività, che grinta, che show. Hanno già preso la laurea mentre gli altri stanno ancora cercando la merendina nella cartella del primo giorno di scuola elementare. Illegali.

RITA (Lost on you) 4: E così ha scelto: autodistruzione. Ormai è chiaro che da una parte ha limiti vocali difficilmente migliorabili e che in precedenza erano stati offuscati probabilmente dalla carica emozionale trasmessa, mentre dall’altra conferma di non avere la serenità mentale necessaria per reggere un palco del genere. Non prende una nota, è bloccata vocalmente e la cosa migliore della sua esibizione è il fischio. Stavolta c’è veramente pochissimo, se non nulla, da salvare. Che peccato.

ENRICO (Il mio nemico) 5,5: Era difficile fare peggio dello scempio di giovedì scorso e infatti migliora ma resta comunque al di sotto della sufficienza e il problema è presto spiegato: per cantare in modo credibile brani di protesta o comunque canzoni impegnate non basta volerlo fare, perché ci vuole uno spessore umano (che si costruisce attraverso letture, approfondimenti, studi) tale da poter pronunciare le parole del testo con cognizione di causa. Lui invece sembra un ragazzino quattordicenne gasato per il solo fatto di star dicendo qualcosa che “fotte il sistema”, pazienza se poi in realtà non capisce un’acca di quel che sta urlicchiando, come dimostra il modo in cui lo canta, senza dare intensità alle parole e senza sottolineare i passaggi chiave. Perfetto esponente di anticonformismo conformista, continua a insistere sul sacrificio che sta facendo al solo scopo di poter cantare il suo inedito, brano che a questo punto mi aspetto sia di profondità epocale ma purtroppo qualcosa mi dice che non sarà così.

SEM & STENN (Electric feel) 5: Peggior performance da quando sono qui e la pagano subito con l’eliminazione, pur essendoci in gara gente che ha fatto ben di peggio. Vocalmente quasi nulli stasera e anche l’arrangiamento è parso troppo ripetitivo ad altri già proposti. Non mi sono mai parsi così rivoluzionari come volevano far credere (in soldoni fanno una electro-disco music già abbondantemente sentita negli anni Ottanta, non mi pare abbiano inventato nulla di pionieristico), ma lasciatemi dire che leggere gente che usa i social come gli imbrattatori dei cessi pubblici, festeggiando per la loro uscita di scena e insultandoli unicamente a causa del loro orientamento sessuale, è qualcosa di veramente avvilente. E fatela finita una buona volta.

GABRIELE (Growing up) 4,5: È quanto di più lontano ci sia dai rapper ma Fedez lo fa rappare, giusto perché sente il bisogno di distruggerci un altro po’ il sistema riproduttivo con ‘sta storia che a breve diventerà papà, cosa che nel mio mondo ideale non dovrebbe fregare una cippa a nessuno. Assegnazione priva di qualsiasi senso e infatti il povero disgraziato che già non è che sprizzi carisma da tutti i pori, va completamente in tilt, salvo riprendersi parzialmente nella parte cantata del brano. Non so a voi, ma a me esibizioni così mettono angoscia. Brrr.

ANDREA (I need a dollar) 7: Almeno lui ha una canzone adatta alle sue caratteristiche, sia ringraziato il cielo. Non fa cose eclatanti ma ha uno stile riconoscibile, è sicuro di sé al punto giusto e mostra di possedere un senso del ritmo che gli fa da bussola anche nei momenti più insidiosi del pezzo. Ora forse potrebbe permettersi di sperimentare qualcosina sennò si rischia la ripetitività ma per adesso è uno dei più continui sul piano del rendimento.

Bene, anche questa l’abbiamo superata: cosa ci riserverà il futuro? Non ci resta che attendere…..alla prossima!

Ivan Corrado

 


Seconda puntata: come previsto esce Virginia Perbellini ma abbiamo ascoltato di peggio…

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Tutto secondo i piani: la seconda eliminata di X Factor 11 è Virginia, sconfitta al tilt dopo il ballottaggio contro i Ros, al termine di una serata con poche sorprese dal punto di vista dell’esito finale ma con spunti interessanti riguardo alle gerarchie tra i concorrenti. A seguito di alcune esibizioni deludentissime da parte di alcuni “favoriti”, questo secondo live potrebbe aver segnato dei cambiamenti nei rapporti di forza all’interno delle rispettive squadre. Al tavolo dei giudici l’atmosfera è stata più tranquilla rispetto al turbolento esordio, con Mara Maionchi che pare abbia detto “cazzo” una volta sola, circostanza che le varrà come minimo un Nobel per la pace, Fedez che dopo le scoppole ricevute l’altra volta adotta un paraculissimo low profile, Levante che dice 924 volte la parola “credibile” (e capirete bene che, scollinata l’821esima volta, la cosa inizi a risultare un filo irritante) e Agnelli che quest’anno ha deciso di farsi odiare a morte dall’intero globo terracqueo, compresi, forse, i suoi stessi concorrenti se continuerà ad assegnare certi tipi di brani. Ma, orsù, andiamo a disvelare l’imprescindibile pagellone:

ENRICO (Quelli che benpensano) 3,5: Come avere tra le mani un gioiello e distruggerlo, parte prima. Il pezzo di Frankie Hi-Nrg è un atto d’accusa al curaro verso l’ipocrisia borghese intrisa di conformismo e grettezza morale ma affidato a Nigiotti diventa un insieme sconnesso di frasi buttate lì alla carlona. Anche un lemure (con tutto il rispetto per queste graziosissime bestiole) capirebbe che non ha il fiato per cantare il rap e infatti sfiora l’embolia polmonare farfugliando le parole e trasmettendo una terribile sensazione di fatica, quindi Mara ha cannato clamorosamente l’assegnazione. Lui però ci mette del suo facendo lo sborone per tutta la settimana, durante la quale fracassa gli organi riproduttivi di tutti con la sua spasmodica voglia di suonare la chitarra elettrica, al punto che ti aspetti assolazzi minimo alla Stevie Ray Vaughan: e invece sul palco la usa come oggetto di arredamento ignorandola fino agli ultimi 15 secondi dove, con l’espressione di chi si sta producendo in un virtuosismo memorabile, sfodera invece una misera scaletta banale che saprebbe suonare anche Apicella dopo essersi scolato una bottiglia di Fernet Branca. Male, male, male.

SEM & STENN (The dope show) 6,5: Questi sanno stare sul palco e chi li detesta mi sa che dovrà farsene una ragione. Certo, la vocalità non è il loro forte e infatti quella vecchia carcassa di Agnelli, tra vocoder usato a manetta e profluvio di cori, li aiuta a nascondere le pecche. Però è innegabile che siano dei performer convincenti e prova ne sia il fatto che riescono a restituire in buona parte la disturbante atmosfera del pezzo di Marilyn Manson. Curano anche la produzione delle loro cover e questo è lodevole anche se, a tratti, sembrano usciti direttamente dagli anni Ottanta e non so se sia esattamente un complimento. Comunque sono ancora in corsa e, viste le premesse, è già un grande risultato. Ocio.

RITA (La verità) 4: Come avere tra le mani un gioiello e distruggerlo, parte seconda. La canzone di Brunori è splendida nella sua sincera, cruda, diretta e anche un po’ spietata analisi di ciò che molti di noi sanno ma che non vogliono sentirsi dire per poter continuare ad autoingannare se stessi, preferendo un’esistenza votata alla sopravvivenza più che alla vita. Purtroppo Rita la canta malissimo, stonando in maniera dolorosa per quasi tutta la durata del pezzo, con note prese di gola che inducono disagio nell’ascoltatore. Crollo verticale rispetto ad una settimana fa e il problema, forse, lo ha perfettamente individuato lei quando ha dichiarato di odiarsi. Tendenza autodistruttiva comune a molti ma da cui deve provare a liberarsi per non sperperare la classe che indubbiamente ha. Sarebbe un peccato.

GABRIELE (The judge) 6: Classica esibizione scolastica da compitino. Si mette lì, caruccio e rassicurante, strimpellando l’ukulele e canticchiando con stucchevole levità. Sicuramente meglio dell’altra volta ma se si limita ad esibizioni del genere una volta uscito di qui rischia di finire dritto nel dimenticatoio.

MÅNESKIN (Beggin’) 8: Vanno in scena subito dopo Gabriele e ciò fa risaltare ancor di più la siderale differenza di personalità, un fossato incolmabile per chiunque in questa edizione. Leggermente meno trascinanti dell’altra volta ma comunque siamo su livelli di assoluta eccellenza. Se il mercato discografico italiano non ha un posto per loro vadano all’estero o direttamente in un’altra galassia perché devono avere successo, non è ammissibile il contrario. Ritrovata di recente una prima stesura inedita della Critica della ragion pratica, nella quale, a quanto pare, Immanuel Kant scriveva: “Di tre cose sono assolutamente sicuro: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me e il talento dei Måneskin”.

VIRGINIA (Dog days are over) 6: Purtroppo non tutti siamo fatti per diventare cantanti. Puoi provarci con tutte le tue forze, impegnarti, migliorare l’intonazione e la vocalità (cosa che lei ha fatto stavolta rispetto alla settimana scorsa), ma se non hai un’identità tua e ti produci in espressioni, vocalizzi, ghirigori che sono un collage di stereotipi presi da altri artisti, non potrai arrivare lontano. L’artista non può accontentarsi della sufficienza, deve andare oltre: se non ce la fa, vuol semplicemente dire che non è tagliato per questo lavoro e ci sta, non è niente di grave. Stasera non era stata la peggiore ma la sua eliminazione era più prevedibile di una telerissa quando in studio ci sono Sgarbi, Pappalardo, Zequila e Tina Cipollari tutti assieme. C’est la vie.

ANDREA (Make it rain) 7,5: La sua voce è qualcosa di solido, confortevole, ben delineato, avvolgente: è lì, davanti a te, ha una consistenza materica. Sente il brano, lo vive, lo interpreta ed è perfettamente nel suo ambiente in queste atmosfere soul, un mare che solca con una perizia da capitano di lungo corso. Ora gradirei vederlo trasformarsi anche in vecchio bucaniere, magari in italiano, rischiando qualcosina in più ma per il momento va benissimo così. Good job.

ROS (Fiori d’arancio) 5: Mannaggia la miseria, ma perché? Perché fargli cantare in modo punk un pezzo di Carmen Consoli dopo aver fatto la stessa identica operazione giovedì scorso col brano della Michielin? Spiace dirlo ma quest’assegnazione è una pecionata di Manuel che infatti li mette a serio rischio eliminazione. Non ha alcun senso cantare certe frasi urlando con attitudine metallara e lo scollamento tra il significato del testo e il loro modo di cantarlo è talmente ampio da produrre come risultato non una brillante operazione sperimentale ma, fatemelo dire, una grandissima cazzata. Loro sono molto più bravi di quanto hanno lasciato trasparire sino a qui per via delle scellerate scelte di Agnelli, a causa delle quali ho il sospetto siano stati scavalcati da Sem & Stenn nelle gerarchie di squadra. Urge un cambio di rotta sennò alla prossima il rischio di andare a casa sarà esponenziale.

SAMUEL (Unsteady) 6,5: Non è ancora il Samuel delle audizioni ma stavolta convince di più e forse proprio grazie alla tracheite aggiunge un graffio interessante nella voce. Il brano stavolta aveva un peso emotivo molto maggiore rispetto alla sottiletta insipida che gli hanno rifilato sette giorni fa, ma lui gestisce bene i turbamenti interiori e arriva dritto alla meta. Bravo ma è ancora a non più del 50% delle sue potenzialità.

CAMILLE (Chandelier) 7: Non sparate sulla pianista. Il suo è un saloon ricercato, elegante, dove non ci si strappa i capelli per l’emozione ma neanche ci si annoia. Il brano è molto inflazionato, vero, ma questo non è colpa sua. Lo canta senza sbagliare una nota manco per caso e, pur risultando meno incisiva dell’altra volta, si fa apprezzare per controllo e misura. Non male davvero.

LORENZO L. (Miserere) 7,5: Partendo dal presupposto che non ho mai amato la lirica contaminata col pop (Il Volo ad esempio rappresenta per me l’Anticristo), credo sia però ingiusto crocifiggerlo per questo. Il pezzo gliel’ha assegnato Mara e lui ha eseguito mettendo in mostra le sue vaste doti vocali. Agnelli lo devasta con ferocia dialettica eccessiva, ma il punto è sempre lo stesso: cosa vuole fare davvero? Si prega di decidere presto perché in effetti se andiamo avanti ad acutazzi fino alla finale la faccenda si farebbe piuttosto stucchevole. Comunque tecnicamente non gli si può rimproverare granché.

Bene, anche stavolta mi sono espresso a sufficienza, forse anche troppo, ma sapete, con l’età si diventa logorroici…alla prossima!

Ivan Corrado